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martedì 06/03 - Il partigiano Johnny

 

 

 
IL PARTIGIANO JOHNNY

In concorso all'ultimo festival di Venezia "IL PARTIGIANO JOHNNY" dopo una fugace apparizione nelle sale italiane (giusto 4 o 5) è sparito velocemente dalla circolazione. Di questi tempi, segnati da un revisionismo ideologicamente aggressivo della storia italiana recente, portare sullo schermo la figura di un partigiano tutto di un pezzo e i mesi di guerra civile sulle Langhe, dall'autunno del '43 alla primavera del '45 è indubbiamente fuori moda e in controtendenza. L'argomento piace ormai a quasi nessuno.
Guido Chiesa, che già nel 1991 con "IL CASO MARTELLO" ha guardato alla Resistenza con un atteggiamento libero da pregiudizi e saggiamente consapevole della complessità del tema e dell'ingarbugliata passionalità che polarizza, ha deciso di insistere in questa sua sorta di ricerca personale, in questa (come l'ha lui stesso definita) "sfida dell'inattualità" animata da un "desiderio dell'autenticità". Tratto dell'omonimo libro-diario di Beppe Fenoglio, il film di Chiesa fa proprio la frammentarietà caratteristica dei diari, con i conseguenti squilibri di spazio e di precisione fra un episodio importante e un momento di consuetudine quotidiana, fra un personaggio e l'altro, fra una riflessione sofferta e una considerazione banale. E' un'opzione stilistica di per sì efficace nel rappresentare al contempo l'esperienza soggettiva di disorientamento, di paura e disincantodi chi si trova in una guerra senza fronti, dagli scontri casuali, dal continuo vagabondare senza cognizione di valle in valle, dentro e fuori dai boschi, attraversando stradine sconosciute, non sempre ben accolti dai montanari.
Johnny (interpretato con convinzione da Stefano Dionisi) non è un eroe, è un giovane che cerca il significato della propria esistenza con libertà, che vuole essere nel mondo con onestà e senza ipocrisie.
E' un bel film "IL PARTIGIANO JOHNNY", sincero e coinvolgente: il regista abilmente rifiuta la retorica, i grandi eventi e loro spettacolarizzazione, ma propone, in tutta la sua attualità, la figura di questo giovane partigiano, che nelle dimensioni minime e nella coerenza, nell'impegno fatto di piccole grandezze quotidiane, affronta l'ineluttabile mediocrità dei tempi che aspettano in ogni generazione chi non si racchiuda nella miopia dei propri egoismi e rifiuti di piegarsi alle ideologie e alle padronanze collettive.


-Sintesi dell'articolo di Gianluigi Bozza apparso su Cineforum.


 

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