I RACCONTI ONIRICI
di Marina Oddo, Close-up on line

La grinta e la voglia di proporre linguaggi e chiavi di lettura diversi, l'idea di fare cinema al di fuori degli itinerari- standard tradizionali, portano Eros Puglielli a raccontare angosce e paure con un linguaggio non sempre esplicito e chiaramente sondabile. Chi definisce la "normalità"? La società che impone schemi campionati e preconfezionati? Luoghi comuni che diventano regole di vita sconvolgendo chi percepisce l'essere nel mondo secondo i propri (sani?) principi?
Presentato a Venezia nel 1996, Il Pranzo Onirico è un cortometraggio rivolto a tutti, proprio perché dedicato ai diversi. Luca viene invitato a colazione dalla famiglia della sua fidanzata, in campagna. Tra Pasolini ed il teatro dell'assurdo, uno sfondo bucolico, una natura anch'essa causa del malessere esistenziale, e un'atmosfera paradossale dove la macchina da presa si muove liberamente seguendo gli stessi percorsi ossessivi della mente del protagonista: martellante, opprimente, morbosa. Luca rifiuta la sua realtà ma anche gli altri non sono da meno: affetto da narcolessia e pervaso da visioni fobiche che lo trasformano automaticamente in un "diverso", nega clichè imposti che appaiono ai suoi occhi come spaventose alterazioni incomprensibili. Ed è infatti l'uso che Puglielli fa della macchina da presa, interessante estensione dello sguardo del regista, che differenzia i suoi corti: grandangoli e piani ravvicinati si deformano e s'intrecciano perfettamente grazie anche al montaggio di Valentina Girodo, svelando quegli inquietanti dubbi esistenziali che, con toni grotteschi, riescono a mutarsi in immagini. E le musiche, altro elemento espressivo sostanziale per Puglielli, seguono sulle note di Riderà (di Little Tony) l'agitazione di un ragazzo normale che vede "scambiare" la sua normalità in devianza, ma che alla fine sceglie di convivere con le sue ansie nere, su un adagio della settima sinfonia di Beethoven.
Scritto in collaborazione con Cristiano Callegaro, questo pluripremiato cortometraggio, rivela la personalità forte e decisa di un regista che cerca di rappresentare il suo essere, il suo universale malessere e l'insensato mondo che lo circonda. Uno sguardo estremamente lucido il suo, e messaggero di quell'inquietudine che caratterizza buona parte dei giovani costretti a scontrarsi violentemente con una società sempre più illogica e contraddittoria.
Eros Puglielli utilizza più livelli espressivi di un linguaggio multiforme e sfaccettato certamente distante dai codici usuali: ha girato diversi videoclip e cortometraggi che risentono innegabilmente dell'influenza di diversi stili, ma i suoi lavori non permettono una definizione di genere anche perché, nel corso degli anni, ha avuto modo di mettersi alla prova anche su temi a lui meno conosciuti.
I corti richiedono simbologia ed estrema sintesi, ed è stato sfruttando al massimo luci e fotografia che è riuscito a creare un'atmosfera surreale anche per I Racconti di Baldassarre dove la storia, non necessariamente esplicita, riesce in ogni modo a sortire un effetto riflessivo.
Puglielli si muove, a volte irrazionalmente, nei meandri di un inconscio espresso in termini puramente visivi e percettivi che, allacciati ad una forte tradizione culturale, radicata e sentita, soprattutto in termini di credenza e superstizione, permettono di far affiorare quella sensibilità etnica che rischia ormai di andar perduta. In concorso a Venezia nel '97 e vincitore del Festival di Annecy nel ë98, questo corto si è rivelato essere un puro esercizio di stile, servito al giovanissimo regista per misurarsi con qualcosa di totalmente estraneo alla sua formazione culturale. Una tradizione, quella del 2 novembre giorno dei morti, sicuramente difficile da raccontare soprattutto per chi non vive l'oscura ed impenetrabile tradizione siciliana, ma che allo stesso tempo conserva tutto il fascino di un mondo distante ed arcano: la sfera delle credenze popolari.
Ancora una volta la sua macchina da presa si muove con fluidità e decisione: immagini sfuocate e annebbiate per raccontare di fantasmi che prendono corpo e di leggende che si tramandano oralmente secondo i più antichi rituali di folklore. Un'atmosfera atavica e suggestiva velata da quel duro tedio rituale che termina in una chiusura circolare del tema su se stesso, proprio come vuole l'usanza.
Con animo impegnato e con sguardo profondo, una mano leggera, quella di Eros Puglielli, che sembra avere ancora tanto da dire e tanti modi per raccontare.

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