EROS L'ORTOGONALE
(Piccolo ed estemporaneo tentativo dissimulato nell'elogio verso una definizione assai provvisoria dello stile nei cortometraggi di Eros Puglielli)
di Andrea Di Mario, Close-up on line

Oggi Puglielli è l'oggetto misterioso del cinema italiano. Ma in un paese dove non c'è passione per il mistero ci si può almeno augurare che egli non sconti l'ovvio e la brutale mancanza di curiosità della nostra provincia cinematografica così tanto pigra da volersi riguardare esclusivamente al di sotto di un sembiante casalingo e insoddisfatto. Auguri a lui, e sperando che non diventi un mistero per i soli distributori, a noi per il momento non resta che goderci la forza delle sue prime prove di giovane talento, o solo giovane, come tutti i giovani discenti cineasti dovrebbero dimostrare di essere, anche per un solo giorno.
Le opere giovani, si sa, sono il capitale di tutta una carriera, proprio per questo sono così intricate e dense eppure così vicine alla loro scaturigine, autocombuste nello slancio verso successive elaborazioni e spostamenti. I due cortometraggi di Eros Puglielli, I racconti di Baldassarre e Il pranzo onirico contengono un potenziale narrativo molto complesso, elaborato e quasi del tutto inusitato. La sua novità potrebbe anche provenire da ragioni anagrafiche: una generazione che rispetto a quella precedente si è distanziata della cinefilia, delle lezioni universitarie, delle vidocassette e dei palinsesti maniaci.
Si potrebbero prendere questi due corpicini e sottoporli ad una analisi formalizzatrice per enucleare uno schema fatto di sequenze macro e micro, per vedere a freddo la loro apertura di compasso. Entrambi sembrano fatti a fisarmonica: un significato - uno, più, forse alcuno - viene tematizzato per piani che si incrociano continuamente, chiudendosi e disponendosi nuovamente. Come sempre nel cine, si dirà, ma Eros l'ortogonale lo fa in un modo che per dirla con Puskin, fa "versare lacrime sulla finzione". Il macrotema è la Morte a cui è sottesa la variante ironico-dolorosa di quella immensa barzelletta psicanalitica che è l'eros. A ben vedere, pertinenti o meno, queste osservazioni confermano una tendenza tipica di chi si pone il problema di realizzare un cortometraggio. La prolificità di questo settore non fa altro che confermare la persistenza di alcuni tropi ben definiti. A un livello più pratico poi, colui o colei che realizza un cortometraggio si trova nella condizione di chi dispone di un solo colpo per fare centro e perciò spesso si sente puzzo di cancellatura, della riga e della squadra. Più spesso piccoli Antonioni piuttosto che piccoli Cassavetes. Avviene invece che con Puglielli (accostato a Fellini e Buñuel) - e questa è la cosa più urgente da sottolineare tra le tante così interessanti - questi passaggi comuni avvengano in maniera 'musicale' che non sta per dolce e ritmato ma per una maniera netta di passare da una all'altra delle sue invenzioni visive. Questo avvertimento non si percepisce grazie alla sceneggiatura ma dai movimenti di macchina che Puglielli, letteralmente, brandeggia all'interno del suo teatrino. Se è vero che un articolo è racchiuso in una sola parola e non nel bla-bla che la circonda, allora 'brandeggiare la macchina da presa' è quella che si sceglie per definire, più che provvisoriamente, Puglielli..