NUOVO MASCHERINO - CIRCOLO DEL CINEMA


martedì 03/04 - Qui non è il paradiso

 

 

il regista

Gianluca Maria Tavarelli

Il dispiacere dell'onestà

di Marco Spagnoli

Dopo il successo di Un amore, che lo ha rivelato al grande pubblico, Gianluca Maria Tavarelli torna sugli schermi con una storia sofferta: Qui non è il paradiso. Un giallo a sfondo sociale e al tempo stesso una pellicola sociale sullo sfondo di una rapina, ispirata al furto che qualche anno fa due impiegati delle poste di Torino commisero ai danni di un furgone portavalori. Un film interessante e complesso in cui Tavarelli e lo sceneggiatore Leonardo Fasoli hanno sfruttato lo stile circolare di Pulp Fiction per raccontare una trama fatta di sogni, ambizioni e spiagge tropicali che si scontrano contro le levatacce e la fatica di una vita difficile.

Il suo film è ispirato da un fatto di cronaca, ma i nomi dei protagonisti sono stati cambiati. Perché? Essenzialmente per motivi di opportunità: la storia ci interessava solo come spunto per quanto riguardava la dinamica dei fatti e non volevamo dare dei problemi inutili ai parenti dei protagonisti. La storia è stato solo un pretesto per raccontare delle cose nostre. Io sono di Torino e all'epoca dei fatti sono rimasto molto colpito da quello che è successo. Qui non è il paradiso ha i toni di una sorta di epitaffio del sogno borghese di stampo americano. A livello sociale non si può andare più avanti di dove si è se non si trovano delle efficaci scorciatoie. In questo senso, forse, l'ambientazione al tempo dei fatti nel 1996 può sembrare quasi un limite. Oggi nell'era della New Economy vera o presunta il totocalcio di quegli anni sembra essere diventata la borsa e questo avrebbe potuto costituire un elemento in più di scelta per questi due che volevano solo "fare la bella vita", grazie ai soldi… Abbiamo voluto rispettare lo spazio temporale anche per dargli il tono di qualcosa che è "passato". Tutti - nel film - cercano di "fare il colpo" per scappare. Perfino il personaggio del commissario interpretato da Antonio Catania ha il biglietto della lotteria in tasca. Lo butta quando comprende che unirsi a questa fiera della felicità facile lo umilia. Perché sa bene che solo il lavoro, magari anche duro e mal retribuito, rende le persone oneste. Il mondo dei soldi facili, dei premi televisivi è quello che corrompe le menti delle persone. Facendo cercare loro qualcosa che non c'è e che nonostante tutto non si può raggiungere... Che cosa la affascina di questi personaggi? La loro capacità di sognare di fare una vita diversa e tutte le loro contraddizioni. Renato Sapienza era un uomo che scriveva poesie e - al tempo stesso - viveva praticamente nei locali notturni.

Le sue inquietudini lo costringevano a sognare un paradiso dopo l'altro, un'isola dopo l'altra, una fuga dopo l'altra. I personaggi di questo film sono molto veri e raccontano, come raramente fa oggi il cinema italiano, il mondo del lavoro... I sindacati, l'insoddisfazione, le angosce, le solitudini sono quello che volevamo sottolineare oltre l'aspetto del giallo. La fidanzata è una donna retta e onesta, figlia di una provicina operosa che accetta tutte le difficoltà connesse al trovare lavoro; il personaggio di Adriano Pappalardo è raccapricciante perché ha una filosofia gretta dove i soldi chiamano i soldi. Il commissario, che ha il volto di Antonio Catania, è il vero antagonista, il doppio di Farina: un uomo che nonostante i dubbi, è il servitore dello Stato e della cosa pubblica che tutti vorremmo. Il mondo del lavoro è raccontato così come veramente è. In Anni facili Nino Taranto, professore di liceo costretto a dichiarare il falso per pagare i debiti del matrimonio della figlia, dice al giudice interpretato da Domenico Modugno: "Sono contento che sei tu ad arrestarmi, perché anni fa quando eri uno studente io ti ho insegnato certi valori ed è come se la parte migliore di me fermasse quella peggiore. Speriamo che in Italia dopo una generazione di furbi, arrivi una generazione di onesti". In Qui non è il paradiso la frase più ricorrente è "fatti furbo" e la furbizia è decisamente la qualità principe che viene cercata in un uomo. Il personaggio di Catania dice: "Ci vuole più coraggio a restare, anziché a scappare.E' possibile che dopo cinquanta anni il cinema debba ancora raccontare "il dispiacere dell'onestà"? E' possibile che sia solo ancora la paura della galera a tracciare i dettami dell'etica? Catania è quel tipo di persona che vorremmo in Italia oggi. La sua scelta morale è forte così come quello della fidanzata Erika che ha ben chiaro quello che è il privato e il pubblico. Il lavoro annulla la furbizia. Un furto è sempre un furto con o senza armi, con o senza fantasia. La logica alle sue spalle è sbagliata. Ed ecco il paradosso: ci vuole più fantasia a restare anziché a scappare in Costarica o da qualche altra parte. Ci vuole più fantasia ad alzarsi ogni mattina ed ad andare a lavorare, anziché ad architettare i colpi ai danni dei cittadini. Così Sapienza diventa un alter ego furbetto e meno simpatico del commissario. Il poliziotto sente tutti i limiti della propria vita e nutre alcuni rimpianti, ma proprio per questo sarà sempre lì a colpire non le persone - che possono anche, alla fine, risultare simpatici - quanto piuttosto le idee che minano la vita. La furbizia non può pagare, e affrontare serenamente e severamente la vita è l'unica vera strada che hanno le persone oneste che vivono di lavoro e anche di qualche sogno, ma non certo di "colpi facili". Il finale del film ricalca pienamente come andarono le cose e fornisce un'interpretazione molto chiara della pellicola da cui la visione etica del mondo esce rafforzata. Ma se i fatti fossero andati in maniera opposta anche il messaggio poteva sembrare diverso. Le è mai venuta la tentazione di cambiare l'andamento della storia? Non poteva andare diversamente da come è andata. Il mondo è quello e non c'è un'altra via. Io non potevo cambiare il corso delle cose e non ci ho mai pensato, perché volevo che tutto rispecchiasse comunque il tono della realtà in contrasto con i sogni e le disperate ambizioni personali. Desideravo che in Qui non è il paradiso si affermasse il mondo come è come dovrebbe essere, rispetto ad ogni tentazione di furbizia.

 

 

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