NON MI BASTA MAI
Regia, soggetto e sceneggiatura: Guido Chiesa, Daniele Vicari; fotografia: Gherardo Gossi; montaggio: Luca Gasparini; musica: Giuseppe Napoli; interpreti: Ebe Matta, Vincenzo Elafro, Pasquale Salerno, Gianni Usai, Pietro Perotti; produzione: Brooklyn Films; Italia 1999; distribuzione: Pablo

Cortei affollati, striscioni, bandiere rosse, braccia levate con pugni chiusi. Immagini di fine anni '70, decolorate, trattate, accompagnate da una musica dissonante. Poi i nostri giorni, frammenti di interviste a cinque persone serenamente occupate nelle loro rispettive attività lavorative. Un incipit un po' spiazzante quello di Non mi basta mai, il bel documentario firmato a quattro mani da Guido Chiesa e Daniele Vicari. Efficace però nel disorientare e al tempo stesso predisporre a un viaggio critico tra passato e presente. Progressivamente i fili si dipanano, il tessuto narrativo-documentario si dispone, gli intenti si chiariscono. I cinque intervistati hanno in comune un trascorso di operai in Fiat e la partecipazione alla lunga stagione di lotte scatenatasi nell'autunno caldo del '69 e conclusasi nel 1980.
Realizzato assemblando materiali diversi ‚ documentari dell'archivio del movimento operaio, TG dell'epoca, ma anche filmati inediti girati allora da Pietro Perotti, uno degli intervistati, e riprese in 16mm effettuate oggi -, Non mi basta mai non vuole essere una ricostruzione esauriente-oggettiva di quel momento cruciale della storia della classe operaia italiana. Quello che più interessa a Vicari e Chiesa Ë creare dei cortocircuiti tra passato e presente. Per quel che riguarda l'esperienza degli intervistati si tratta da un lato di ripercorrere come hanno vissuto la fabbrica, le lotte, l'utopia, il femminismo, lo sciopero dei 35 giorni che seguì la prima ondata di licenziamenti nell'80. Dall'altro di indagare la loro attività attuale: chi collabora con le ONG, chi si occupa in attività manuali, che ha organizzato cooperative, chi Ë impegnato nel sindacato. Mentre si alternano le immagini degli stabilimenti Fiat gremiti di operai di allora, il volantinaggio all'uscita, i giorni dell'occupazione, e le riprese realizzate oggi quando alle officine torinesi lavorano solo in 30.000 (contro i più di 100.000 del 1980), all'uscita dei cancelli si trovano i banchetti degli extracomunitari e molti stabilimenti sono stati trasformati in centri commerciali e sedi di esposizioni.
Presentato al Festival di Torino lo scorso anno, il documentario di Chiesa e Vicari ha la rara chance di essere distribuito in sala grazie alla Pablo di Arcopinto. Il film si presterà certo a risollevare dibattiti mai sopiti e accanite discussioni sulle responsabilità di allora nella sconfitta della lotta dei lavoratori. Ma quel che più colpisce di Non mi basta mai Ë il fatto di essere riuscito a raccontare, attraverso la vicenda dei cinque protagonisti, la storia italiana degli ultimi decenni. L'era del fordismo e delle rivendicazioni operaie, cui hanno fatto seguito le ristrutturazioni, i licenziamenti di massa, primo sintomo della storica trasformazione del capitalismo mondiale, che muoveva i primi passi verso la globalizzazione. Il tutto realizzato con un montaggio rapido e creativo, mascherini ironici e un utilizzo sapiente del sonoro. Uno sguardo sulla recente storia italiana, sguardo partecipe, critico, curioso, a tratti nostalgico e non sprovvisto di umorismo.
(Francesca Leonardi, Close-up on line)