NUOVO MASCHERINO - CIRCOLO DEL CINEMA


martedì 13/03 - Moloch

 

 

 

 


MOLOCH
di Alexander Sokurov
Russia/Germania/Francia 1999
Durata 108 min.
Sceneggiatura di Yuri Arabov e Marina Koreneva
Con: Elena Rufanova, Leonid Mosgovoi, Leonid Sokol, Elena Spirinidova.

Premiato a Cannes 1999 per la sceneggiatura, Moloch è il penultimo film (L'ultimo "Dolce" è stato presentato a Cannes2000) del regista russo Sokurov, che opera dagli anni '70 ed ha all'attivo ben 30 lungometraggi, tra film e documentari. Di questi finora solo due sono stati distribuiti in Italia.

 

Inoltre durante il regime sovietico i suoi film venivano tutti sistematicamente censurati per cui si comincia ad apprezzare solo ora l'opera di questo grande regista visionario.


Ed è appunto con un'immagine di potente visionarietà che si apre il film: Eva Braun nuda su una roccia della fortezza di Berchtesgarden, sola, avvolta dalla nebbia, sorvegliata dai binocoli delle guardie.

L'immagine risulta priva di spazio e collocata in un tempo indefinito, irreale nei suoi toni grigio-cenere o verde-acqua (toni che caratterizzano tutto il film). L'enfasi iniziale posta su questo personaggio ci da indicazioni sul ruolo che il regista gli attribuisce: Eva Brown è l'intermediaria tra lui e il "mostro", una figura che essendo legata a Hitler addirittura da un affetto potesse veicolare la sua raffigurazione di un personaggio che suscita tutto il suo disgusto, la sua rabbia e la sua paura.

Raccontare una giornata "normale " del Fuhrer in un momento in cui è lontano da tutti quegli elementi che costituiscono l'iconografia ufficiale del personaggio, svelare la mediocrità del Male, banalizzare l'esistenza del mostro-Hitler, significa anche e soprattutto renderla più oscena. La curiosità si nutre di enigmi, di figure ed episodi lasciati nell'oscurità. Il fascino del male sta soprattutto nel mistero che lo circonda. E invece Moloch svela, fa toccare con mano, avvicina a ciò che visto da vicino non può che suscitare ribrezzo. Riguardo ai suoi personaggi Sokurov in un'intervista rilasciata a Gregory Catella afferma:
"Sono io che li ho inventati, nessuno li ha visti così.Nessuno mai è stato presente come persona terza a fianco del loro letto e nessuno mai ha saputo o ha potuto ascoltare le discussioni di queste due persone: io ho dovuto inventarli e per fare questo sono dovuto entrare nella sfera di lei, è un po' faticoso ma possibile, e ho dovuto entrare nella sfera di lui, dove le cose fanno paura. Là le cose non sono per niente facili, perché là dentro regna non il diavolo, ma l'uomo, con tutta la forza e la debolezza dell'essenza umana: E' molto più facile avere a che fare con il diavolo puro e classico: ce l' ha già mostrato Goethe. E' peggio avere a che fare con un uomo deforme, infelice. Hitler è la quintessenza della infelicità umana e della sua sciagura, della sua infelicità personale e umana: Solo una persona profondamente infelice può aver fatto quello che ha fatto lui. Bisogna aver paura di una persona infelice che nella sua vita cerca di raggiungere degli obiettivi."

 

 

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