NUOVO MASCHERINO - CIRCOLO DEL CINEMA


martedì 20/02-Lavagne

 

 

 

 

LAVAGNE

di S. Makhmalbaf - Iran/Italia 200085 min.

Intervista a S. Makhmalbaf

Un gruppo di uomini vaga senza una meta precisa nella zona del deserto del Kurdistan. Un solo bagaglio sulle spalle: lavagne di ardesia trasportate come fossero delle croci. Sono insegnanti in cerca di studenti. Il gruppo si divide: alcuni in cerca di allievi presso i villaggi, altri sulle montagne, dove i pastori vivono insieme ai loro greggi. Da quel momento in poi ognuno di loro seguirà la strada dei suoi studenti itineranti: giovani contrabbandieri che attraversano il confine inerpicandosi sopra ripide mulattiere, comunità di vecchi che ritornano a morire in patria nel vivo di un conflitto che, prima di ognialtra considerazione, ha duramente segnato un popolo.

Da dove nasce l'ispirazione per questo film?

E' tutto iniziato durante un viaggio che feci con miopadre in quelle zone: nel Kurdistan. Mohsen Makhmalbaf (il padre) è una fucina di idee: in auto, stradafacendo, non faceva che parlarmi delle suggestioni diquei luoghi. Fra le tante storie che sono uscite dalsuo cilindro una mi ha colpito profondamente:raccontava di un gruppo di insegnanti in cerca diallievi. Ci pensai un po' su e decisi che, con unastoria così, avrei potuto sopportare il peso di unfilm. Sarà forse stata la sua natura poetica, ma hosubito sentito che questa storia mi avrebbe permesso libertà di movimento. Il viaggio compiuto da questiinsegnanti è più di un semplice viaggio: è una metafora dell'essere umano se pensiamo che Adamo ed Eva, non appena hanno avuto un po' di conoscenza, sonostati cacciati dal paradiso e spediti sulla terra.

Ho deciso di far leva su questo: ognuno nella vita ha unpeso da portare, materiale o psicologico che sia: gliinsegnanti quello della loro conoscenza, della loroconsapevolezza, gli anziani quello dei ricordi, igiovani il peso del loro futuro. Anche i nostridesideri e fantasie sono pesi che ci portiamo dietro."LAVAGNE" è lo spaccato di un paese in costanteevoluzione. Giovani contrabbandieri, insegnanti allaricerca di studenti, e interi gruppi di anziani.

Sono proprio questi ultimi quelli che, con la loro caparbietà, riescono maggiormente ad impressionare gli spettatori?

Purtroppo non si può scegliere dove si nasce. Ma sipuò scegliere dove morire. Gli anziani del mio filmsono rifugiati: una particolare categoria di essereumano che non ha potuto scegliere dove vivere.

Durantela guerra Iran-Iraq (1980-87) sono stati obbligati a lasciare il loro paese natio per trovare protezione inIran. Ma per morire hanno deciso di tornare in Iraq: sono determinati ad esercitare il loro diritto ascegliere il luogo dove morire.A soli vent'anni avrai, credo, un ricordo sbiadito diun conflitto che si è sviluppato quando eri bambina.

Da dove viene, in una giovane donna come te, l'urgenza di realizzare un film sulla memoria di questa guerra?

In qualche modo, pur non essendo andata al fronte, laguerra con le sue atmosfere di terrore l'ho vissutaanch'io fino a sette o otto anni. Questa esperienza halasciato tracce profonde dentro di me spingendomi afarne il soggetto di un film. Detto questo, ilbombardamento di Halabcheh ed il conflitto Iran-Iraq non sono che un pretesto: quello che mi interessava ècome la guerra - in generale - incide sul destino dichi ne rimane coinvolto, vecchi o giovani che siano.Il racconto, in questo senso, si è sviluppatoattraverso la commistione di reale ed irreale.

Puoi definire meglio cosa intendi con "reale" ed "irreale"?

Con il termine "reale" mi riferisco ad eventi epersonaggi che ho preso dalla cronaca di guerra: ilcontrabbando, la povertà, il vagare dei profughidispersi, il personaggio della donna (una personaconcreta, che ho incontrato veramente). Il fatto, adesempio, che ci siano gruppi di bambini o di anziani eche ci sia un'unica donna tra di loro è invece unascelta personale. Tutto sta nello riuscire a stabilireun equilibrio, nella creazione, fra gli elementireali, storici e concreti, e ciò che viene dallafantasia dell'artista.

C'è qualcosa di tuo padre in questo film? In che maniera ha collaborato?

L'accordo era che lui scrivesse la sceneggiatura, ma non è stato così. Quello che mi ha dato in mano erauna bozza, un trattamento nemmeno diviso in sequenze. A partire da quello che avevo ho iniziato a lavorare. Man mano che scrivevo, cercavo le location e organizzavo il film, la storia cresceva, prendeva corpo: entravano in gioco nuovi personaggi,succedevano nuove cose, la realtà assumeva contornidefiniti. Alla stesura dei dialoghi mi sono fermata:preferivo non scrivere dialoghi precisi, non volevoche i miei attori ripetessero frasi a pappagallo. Holasciato che il loro modo di parlare, la loro logicacompletasse il processo creativo. Portata a termine laproduzione ho chiamato mio padre per il montaggio.

Qual è stato quindi il suo contributo?

Quello di un ottimo montatore, ma anche di una personamolto democratica. Ha rispettato la mia autonomia, equando non ero d'accordo con alcuni tagli ha tenutofede ai miei desideri. So che non ama alcune sequenze,alcune battute di dialogo, me lo ha detto. Ma io gliho risposto: sei mio padre, e ti voglio bene, mavoglio che queste parti restino. Così è stato.

Si ringrazia per l'amichevole collaborazione Alessandro Scotti

 

 

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