DORME
regia: Eros Puglielli


Vedendo Dorme, e avendo avuto la fortuna di vedere i cortometraggi precedenti e successivi di questo giovane talento romano che ormai da tempo risponde al nome di Eros Puglielli, si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un caso rarissimo: che l'immaginario privato del regista, le sue ansie, i timori adolescenziali, le insicurezze, siano a priori materiale "profilmico" per eccellenza. Come se Puglielli pensasse e vivesse naturalmente per storie e immagini cinematografiche. Se si analizza come Puglielli girava i suoi piccoli film e come ha girato questo 'lungo' (all'età di 19 anni!), si scopre infatti che istinto e urgenza sono le caratteristiche principali da cui sgorgano la solidità narrativa e il ritmo incalzante che hanno fatto fin da allora dell'autore una sicura promessa. Un'urgenza espressa in pieno e - pare - senza fatica, nell'avvicendarsi esaltante di sequenze a sequenze, di momenti grotteschi a spunti poetici, di divertissement a calembour di riprese e montaggio. Il tutto realizzato con mezzi che sfiorano di pochissimo l'amatorialità totale (una telecamera SVHS uscita sul mercato 15 anni fa) nel caso di Dorme, troupe ridottissima (spesso composta di due sole persone) nei cortometraggi precedenti, tempi di lavorazione velocissimi (i successivi corti Il Pranzo Onirico e I Racconti di Baldassarre).
Di cosa è composto il mondo, così riconoscibile, di questo ragazzo di periferia che ha iniziato a fare cinema per gioco, imitando Sam Raimi e i "cartoni" di Mazingher? Innanzitutto di una forte carica di ironia nei confronti di se stesso e delle "povere cose" che accadono nel piccolo e confuso universo esistenziale di un adolescente grottescamente mediocre: Ruggero - il protagonista di Dorme - viene abbandonato dalla ragazza perché troppo basso. Questo è lo spunto è la colonna portante di tutto il film. Banale? Non conoscete Puglielli. Un altro aspetto che colora necessariamente le vicende dei suoi personaggi è l'atmosfera surreale di una Roma di periferia fatta di palazzoni e case popolari, di psicopatici violenti con problemi di sdoppiamento della personalità: i fratelli Riccio che tormentano Ruggero sono in realtà un'unica persona. "Loro" sono l'antagonista. Già visto? Sì, ma non con questi risultati. Infine, l'immedesimazione costante in un attore-feticcio fisicamente molto simile allo stesso Puglielli e co-sceneggiatore di tutte le prime follie realizzate prima e dopo questo lungometraggio: Cristiano Callegaro. Anche Raimi aveva un attore-feticcio che interpretava i suoi incubi, e come Callegaro Bruce Campbell non era per niente un grande attore, ma aveva una carica istintiva e un'urgenza che solo se filmate da Raimi trovavano tutto lo sfogo e lo spazio necessario per esprimersi brillantemente.


E forse è qui il punto. Solo se filmati da Puglielli i corti di Puglielli funzionano. Solo se a muovere i suoi attori - quasi tutti rigorosamente non professionisti - dentro lo spazio del fotogramma è Puglielli, quegli attori funzionano. Soggetti, personaggi e atmosfere dei suoi film non sono filmabili da nessun altro se non da lui stesso. Così tanto fanno parte di Eros. E solo se montato e missato da Puglielli funziona il modo di girare di Puglielli, calibrato così consapevolmente su un ritmo travolgente sopra le righe che altimenti risulterebbe falso, costruito, posticcio come a molti filmaker esordienti capita. La visione di Dorme, a distanza di tempo dalla sua prima apparizione nei festival di tutta Italia, è la conferma che girare bene si può, basta sapere cosa dire e avere le idee chiare. Cosa che manca spesso al regista italiano medio.
Dorme è in qualche modo la summa di tutto un universo, che verrà poi ulteriormente a definirsi in Il Pranzo Onirico, un cortometraggio vincitore di numerosissimi premi e acquistato da molte televisioni in giro per il mondo. Ma soprattutto è un'esperienza onirica (il sogno in stile fantasy è un altro "luogo" frequentatissimo) che scorre via in un momento, senza punti morti o pause di riflessione inutili. Questo film è il prodotto ibrido di una cultura estremamente popolare in cui confluisce un'incredibile disinvoltura linguistica e la consapevolezza che il cinema è fatto per riflettere "in volo", non con i piedi per terra. E che spesso è necessario farlo subito, senza starci a pensare su.

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