NUOVO MASCHERINO - CIRCOLO DEL CINEMA


martedì 06/02 - Città nuda

 

 

un'immagine del film

CITTA' NUDA

di Constantinos Yannaris - Grecia, 1998

con Dimitri Papoulidis

Trasalirà certo lo spettatore che del cinema greco ha in mente i dilatati racconti filosofici di Theodoros Angelopulos, alla visione di Città Nuda: improntato ad un realismo poetico che trova in Pasolini un padre importante, il film di Giannaris si svolge nell'incubo urbano di un'Atene che inghiotte le migliaia di anime fragili sciamanti come mosche dai Balcani oppressi, feriti, depredati. I protagonisti di Città Nuda sono i kazaki, i russi del Ponto che, riversatisi in massa nella capitale greca dopo la dissoluzione dell'impero sovietico, conducono l'esistenza grama degli immigrati di prima generazione.

un'immagine del film

La macchina da presa stacca le figure di questi "ragazzi di vita" dal fondo appiccicoso e caldo che avviluppa le strade e le case, per intessere un dialogo serrato che rimanda al cinema-verità, senza cadere però nella trappola del reportage o dell'immagine rubata. Le esperienze della droga, della prostituzione, della violenza si compiono al ritmo di un techno-sirtaki ossessivo; alla ricerca di un linguaggio diretto, Giannaris non disdegna l'accelerazione delle immagini, mentre la fotografia ha la rudezza della pietra e non teme di accecare lo sguardo nei passaggi dalle ombre notturne al pieno sole del giorno. C'è da chiedersi, per non cadere in quello che uno storico del cinema ha chiamato "equivoco esotico", che cosa differenzi un film siffatto da certe produzioni italiane pure votate al crudo realismo, ma senza valori estetici, come Ultrà, Il Branco e simili. Un primo elemento di distanza è la consapevolezza espressiva che affiora negli inserti onirici che in Città Nuda spezzano improvvisamente il flusso dell'azione: la memoria di ciò che questi ragazzi non sono mai stati si rapprende nelle immagini nitide di banchetti tradizionali che mascherano la coscienza dell'autodistruzione, e costruisce una pausa certo artificiosa, ma che impone una riflessione su quanto si racconta. In secondo luogo, Giannaris regala potenti lampi di cinema che fanno pensare proprio al Pasolini di Accattone: i corpi che lottano nella polvere come elementi di una parabola della bellezza negata, offesa, restano impressi come nessuna inquadratura dei Marco Risi o dei Tognazzi ha mai saputo fare. Forse perché, e siamo all'ultimo punto, dietro Città Nuda risalta l'onestà intellettuale di un narratore autentico, non la falsa coscienza di uno stanco provocatore. Nonostante le recensioni brillanti alle spalle (una per tutte, quella di Stephen Holden sul New York Times), questo film affronta il circuito italiano con un pugno di copie, per cui consigliamo ai curiosi di dargli la caccia: non se ne pentiranno. © 2000 reVision, Luca Bandirali

 

 

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